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ALLERGY
Allergologia Basata sulla Evidenza
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Dr Luigi S A N S O N E Medico Chirurgo specializzato in Allergologia
socio fondatore consigliere nazionale della
Accademia Italiana di Citologia Nasale
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Con troppa frequenza, pazienti e medici parlano dei rispettivi problemi riferendosi ad entità teoriche, senza mostrare di aver voglia realmente di entrare nei fatti concreti che sono alla origine del reciproco incontro. Tutti dovremmo tener presente questo: Ci sono due modi per fare una cosa; uno è far finta di farla, l'altro è farla. Occorre entrare nei problemi, non rimanere in superficie. Un paziente diligente riferisce sinteticamente, ma senza trascurare nulla, i sintomi ed i fatti che lo hanno portato a chiedere l'aiuto del medico. Un buon Allergologo è in grado di chiarire, in tempi brevi, se i disturbi di un paziente, etichettati come "allergia", siano realmente correlabili a una specifica allergia oppure no. Certo, entrare dentro i problemi è molto più faticoso, spesso richiede pazienza e tempo, ma è molto più soddisfacente rispetto al rimanere su un livello puramente teorico, che vada bene per tutti. Spesso, i miei pazienti, magari al ritorno da un "viaggio della speranza", riferiscono che è stato loro detto da altri medici "Il suo prurito? Ma è un fatto nervoso!" Oppure: "Vuol sapere l'origine del suo asma? Sono i suoi nervi!" E così via. Così facendo, si rimane in un mondo di enunciati teorici che vadano bene per tutti e non creino ansie, ma non va bene. E' del tutto improduttivo. A mio parere, un buon Medico deve verificare ed utilizzare, nella pratica quotidiana, l'enorme quantità di informazioni e di dati messi a disposizione dalla continua attività della Ricerca Scientifica che, altrimenti, perderebbe il significato stesso della sua esistenza. Della Ricerca Scientifica un buon Medico deve utilizzare anche la metodologia, basata sulla Evidenza dei risultati. Un Allergologo dovrebbe aver sviluppato competenza per la cura delle allergie perchè:
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SONO IN AUMENTO IN TUTTO IL MONDO In tutto il mondo cosiddetto civilizzato si assiste da molto tempo a un progressivo incremento del numero dei soggetti allergopatici che soffrono, cioè, in conseguenza del contatto con sostanze di natura diversa che sono contenute nell'aria, negli alimenti, nei farmaci o che vengono a contatto con la pelle o con le mucose. Queste sostanze sono dette "allergeni". L'incremento delle allergie è in relazione non tanto con fattori genetici ereditari quanto con stimoli ambientali collegati allo stile di vita. Mentre prima l'allergia era una caratteristica un po' "snob", che interessava pochissime persone, oggi è diventato un problema "popolare" che danneggia la vita di una percentuale che può arrivare al 30% della popolazione dei paesi occidentali, il che è una cifra enorme che non esiste per nessuna altra patologia umana. 5E' dimostrato come un vero stile di vita rurale protegga dalle manifestazioni allergiche. I contadini (veri) non soffrono quasi affatto di allergie rispetto ai cittadini. D'altra parte si è visto, grazie a studi fatti su settantenni trapiantati dalla campagna in città, che anche questi soggetti possono cominciare a manifestare disturbi allergici, senza limiti di età, se cambiano lo stile di vita. Sono stati individuati i seguenti fattori che, direttamente o indirettamente, favoriscono lo sviluppo di allergie o intolleranze: 1. Una alimentazione ricca di additivi chimici necessari alla conservazione degli alimenti industriali e motivata da considerazioni prettamente commerciali. 2. L'uso spesso immotivato di detergenti, sbiancanti, ammorbidenti, disinfettanti nel ciclo igienico domestico per la cura degli indumenti e del vasellame. 3. L'abuso di antibiotici e di altri farmaci. 4. La assenza di esposizione ai microbi gram -, contenenti lipo-polisaccaridi importanti nella programmazione di una immunità naturale. Purtroppo, l'essere umano è caratterizzato dalla attitudine ad adeguarsi agli errori. E' da tempo dimostrato come, su 100 persone, solo 1 o 2 hanno la forza di opporsi al parere della maggioranza. Anche di fronte ad un errore evidente, 98 o 99 persone su 100 si adegueranno a quello che è il parere della maggioranza. Uno degli approcci più adeguati per rendersi conto delle varie problematiche collegate alle allergie è quello informatico. Come noi, le nostre cellule vivono una vita sociale basata sulla ricezione e sullo scambio di messaggi che, in conseguenza della loro natura e qualità, possono orientare in modo assai diverso il funzionamento dell'intero organismo. I paesi rurali che si occidentalizzano acquisiscono, insieme ai vantaggi del "benessere", anche le diverse problematiche collegate alle allergie. Sono ormai da tempo confermati i risultati degli studi comparativi fra popolazioni di militari provenienti da ambiente rurale o cittadino come quelli sulle popolazioni della ex Unione Sovietica in seguito alla loro occidentalizzazione.
La Infezione delle vie orinarie.
La sepsi orinaria da E. coli rappresenta un problema clinico
frequente nella pratica quotidiana e coinvolge spesso
l’Allergologo; questi è chiamato in causa per motivi diagnostici
in casi clinici nei quali l’unica manifestazione di una
infezione da E. coli orinaria, o la manifestazione principale di
una tale infezione, è rappresentata da un esantema, spesso
orticarioso (tipo I secondo gell e Coombs) o del tipo a
immuno-complessi (eritema nodoso) (tipo III secondo Gell e
Coombs).
Sebbene Escherichia coli sia considerato suscettibile a diversi
antibiotici, come
b–lattamine,
trimetoprim- sulfametossazolo, ciprofloxacina, nitrofurantoina
ed altri, a causa della alta prevalenza di insuccessi, la cura
di una sepsi orinaria, specialmente se recidivante, è spesso
deludente per il paziente e frustrante per il Medico. Alcuni
pensano che una infezione orinaria non complicata si possa
risolvere con una singola somministrazione di un
antibiotico.
La scelta del farmaco e della durata del trattamento dipendono
non soltanto dalla
anamnesi del paziente e dai risultati degli esami, come
l’antibiogramma, condotti
sull'orina
ma anche dalla tendenza del paziente a rispondere agli stimoli
antigenici secondo una modalità allergica. Nella pratica
settimanale di un Allergologo, la reazione allergica alle sole
b–lattamine,
ad esempio, rappresenta il motivo della visita allergologica di
almeno una dozzina di pazienti. Il farmaco che, nella nostra
esperienza, causa il maggior numero di reazioni
allergologicheogici è la amoxicillina, ampiamente prescritta dai
medici di primo approccio unicamente per il suo basso costo.
Infatti, antibiotici come
amoxicillina hanno livelli di resistenza del 50% a causa del
loro diffuso utilizzo negli anni. Ma essi restano la
prescrizione più frequente da parte dei medici di primo
approccio (Medici di famiglia, Urologi). Il Bactrim® (trimetoprim+sulfametossazolo),
batteriostatico, dovrebbe impedire la proliferazione
dell'infezione orinaria ed è attualmente considerato di prima
scelta per ridurre le recidive di
infezioni del tratto urinario nel Regno Unito, per il
miglior rapporto costo-efficacia (80% delle infezioni sono
risolte). Se è presente dolore è possibile associare un
antinfiammatorio. Cefalosporine, nitrofurantoina, norfloxacina
sono considerati farmaci di seconda. Peraltro, la contemporanea
somministrazione di chinoloni (norfloxacina, ciprofloxacina,
pefloxacina, ed antinfiammatori, aumenta il rischio di effetti
collaterali sul SNC (convulsioni). La Fosfomicina Trometamolo (Monuril®)
è un battericida che esplica la sua azione attraverso il blocco
della sintesi della parete batterica, è molto utilizzata in
Italia .Nei casi di cistite ricorrente da Escherichia coli, la
condizione è trattata con risultati spesso improduttivi con una
terapia quotidiana prolungata per mesi o con una profilassi
postcoitale con svariati antibiotici. Sorprendentemente, alcuni
Ginecologi hanno l’abitudine di prescrivere, a giovani donne con
sepsi orinaria ricorrente e disuria, una lunga alternanza di
lavande, ovuli, candelette e compresse vaginali associate ad
astinenza, i cui risultati sono solitamente assai
insoddisfacenti. Nella pratica clinica, oltre al trattamento
antibiotico, per debellare e soprattutto prevenire le infezioni
urinarie da Escherichia coli alcuni suggeriscono di bere ogni
giorno generose quantità di
acqua,
urinare al momento del bisogno senza trattenere l'urina,
preferire la doccia al bagno nella vasca, pulire l'area genitale
ed urinare dopo il rapporto sessuale, ed evitare l'utilizzo di
spray e docce
profumate per l'igiene intima
femminile, in quanto possono irritare
l'uretra. Frequente è anche la prescrizione di fermenti lattici
per via orale. Una maggiore efficacia ha, nella pratica clinica,
la acidificazione del terreno vaginale mediante l'uso topico di
Bacilli acidificanti. Infine, nelle operazioni di lavaggio
e pulizia, è suggerito di partire dalla vulva e scendere verso
l'ano e non viceversa.
Tra
i
rimedi naturali
è citato anche il succo del mirtillo rosso americano, che sembra
inibire l'adesione del batterio alle pareti del tratto urinario.
Ma l’E. coli può sopravvivere anche in ambiente acido (letale
invece per altri patogeni) come ad esempio nei cibi fermentati
quali insaccati e aceto e addirittura prolifera in condizioni di
notevole acidità dell’urina (con un PH uguale a 2). Pertanto, in
caso di infezione, l’assunzione di mirtillo rosso, risulta
inefficace se non dannosa.
Un'attività antimicrobica diretta nei confronti dell'Escherichia
coli viene spesso ascritta all'uva ursina,
ma il suo effetto battericida risulta ancora incerto.
Dal momento che le
molecole di mannosio presenti nelle mucose si legano normalmente
alle lectine dei batteri di E.coli, alcuni considerano utile
somministrare D-Mannosio, questo, essendo libero nell’urina, può
far si che le cellule batteriche si aggancino a tali molecole
libere e diminuiscano la loro concentrazione sulle pareti del
tratto urinario, ma anche questo rimedio non trova costante
riscontro di successo nella pratica quotidiana. In
un lavoro precedente, abbiamo raccolto dati a favore della
Immunoterapia Specifica (I.T.S.) nel trattamento della sepsi
orinaria recidivante da E. coli. A tutt’oggi, sembra opportuno
tornare sull’argomento anche in seguito al venir meno della
commercializzazione di ITS per E. coli da parte dell’unica
azienda produttrice (Alk-Abellò). Il prodotto era costituito da
cellule batteriche di E. coli uccise, alla concentrazione di 109
per ml, sospese in un medium analogo a quello utilizzato
comunemente per la ITS anti-allergica, che, nella fase di
mantenimento della terapia, era somministrato sottocute,
mensilmente, alla dose pro-dose di 0.5-0.8 ml. L’efficacia del
trattamento, in mani esperte, era
legato alla composizione dell’estratto in di ceppi di
E. coli caratterizzati
dalla loro maggiore patogenicità. Ma i motivi che hanno portato
le Aziende a sospendere la produzione di ITS per E. coli sono
evidentemente commerciali: una bassa domanda non può sostenere
una produzione qualitativa caratterizzata da costi assai elevati
e procedure molto complesse. A nostro parere, oltre alla scarsa
efficacia dell’attuale ruolo istituzionale allergologico in tema
di informazione e di prevenzione nell’ambito della Sanità
pubblica, un errore nella commercializzazione della ITS per E.
coli è stato rappresentato dalla assenza di informazione verso i
Medici di primo approccio, che sono rappresentati dai Medici di
famiglia, dagli Urologi e dai Ginecologi, maggiori responsabili
del reclutamento dei pazienti affetti da sepsi orinaria
recidivante. Inoltre, è da notare che la Ricerca scientifica più
recente conferma la validità dell’approccio vaccinale al
problema delle sepsi recidivanti da E. coli. Infatti, un lavoro
del team Novartis di
Rino Rappuoli, per la prima volta ha messo a confronto
tutti i ceppi di E. coli in grado di dare o meno infezioni,
facendo uso della genomica, la branca della biologia molecolare
che si occupa dello studio del genoma degli organismi viventi.
In questo studio sono stati confrontati ceppi batterici patogeni
e non e si è arrivati ad identificare 230 antigeni presenti
esclusivamente nei batteri responsabili di quadri clinici
significativi. Questi antigeni sono stati analizzati per la loro
capacità di indurre una risposta immunitaria protettiva, cioè
stimolare la produzione di anticorpi specifici in grado di
proteggere dalla malattia. In questo modo sono stati
identificati i nove migliori antigeni in grado di proteggere dai
segni e sintomi legati all’infezione da E. coli patogeni.
Tale lavoro si propone
come un
passo avanti sulla strada di un vaccino universale in
grado di proteggere contro questo batterio. Secondo l’autore
Rino Rappuoli “La genomica
offre potenzialità sempre maggiori nella ricerca e grazie ad
essa abbiamo trovato antigeni che nessuno aveva identificato
prima, nonostante l’E. coli sia uno dei patogeni conosciuti da
più tempo e più a fondo. Questi antigeni sono in grado di
proteggere nei modelli che sono stati individuati, ma sono anche
presenti e conservati in quasi tutti gli E. coli patogeni, e
quindi hanno la potenzialità per essere utilizzati come
componenti di un vaccino universale”.
Risulta chiaro che, nella
pratica, l’allestimento di ITS per E. coli partendo dai ceppi
patogeni, evitando gli alti costi della genomica, rende conto
degli ottimi risultati registrati in passato con un tale
approccio terapeutico. I
vantaggi della terapia delle infezioni orinarie recidivanti con
vaccino per E. coli, finché è durata la sua produzione, sono
stati evidenti e rappresentati dalla alta percentuale di
pazienti soddisfatti dal trattamento con ITS. Infatti,
una sospensione di
cellule batteriche uccise è risultata, di fatto, in grado di
stimolare la naturale reazione immunitaria dell'organismo
producendo una efficace protezione dalle recidive. Tali
risultati non sono contraddetti dagli sviluppi della ricerca
scientifica. Dunque, in considerazione della vasta estensione
del problema della sepsi orinaria recidivante a popolazioni,
soprattutto di donne, e vista la sostanziale
assenza di valide
alternative terapeutiche, non soltanto è opportuno ma
è necessario che le Aziende ripristino la
produzione della ITS per E. coli.
Dal punto di vista della
commercializzazione, per prevenire i difetti che portarono alla
sospensione della produzione, il target di informazione deve
essere rappresentato non soltanto
dagli Allergologi, chiamati alla prescrizione della ITS
ed alla sua adeguata somministrazione condotta secondo le regole
auree dell’Arte, ma, prima di tutto, la informazione
tecnico-scientifica deve essere diretta sui maggiori collettori
della assai estesa domanda terapeutica, e cioè sui Medici di
Famiglia e sugli Urologi.
La infestazione da
ANISAKIS
rappresenta
un problema dilagante dovuto ad
un
verme
nematode
parassita
che vive
nello stomaco.
L'Anisakiasi
(la
malattia)
è
acquisita con il consumo di
pesce
crudo o
calamari
infettati da
Anisakis
simplex
(la
specie più comune
Anisakis).
Il parassita
ha uno strato
protettivo
contro l'acido
gastrico
e sopravvive
scavato
nella parete
gastrica.
Larve di
Anisakis
simplex
si sviluppa
in un adulto
riproduce
solo
nei mammiferi
marini.
Negli esseri umani
non
possono sopravvivere e
muore
in poche settimane.
Nel
breve tempo
che vive,
può provocare
mal di stomaco
e nausea.
La larva di
Anisakis
simplex
è di circa 2
cm di lunghezza.
Il ciclo di vita di Anisakis comincia nelle feci di un mammifero marino infetto. Le feci contengono uova di Anisakis che immediatamente si schiudono in acqua di mare. Le larve vengono mangiate da piccoli crostacei che vengono mangiati dai pesci (o calamari). Le larve penetrano nell'intestino e incistano nei muscoli o in altre parti del pesce. Infine un mammifero marino (o un essere umano) mangia il pesce infetto. Nell'intestino, le larve possono trovare una larva di sesso opposto ed accoppiarsi. Il ciclo di vita è completato quando la femmina depone le uova che escono dal corpo con le feci. Il pesce appena pescato deve essere consumato il più presto possibile. Questo impedisce alle larve di Anisakis di trasferirsi dall'intestino al tessuto muscolare del pesce. La salatura di solito non uccide i parassiti. Il congelamento a -20 gradi Celsius per pochi giorni o la cottura a 60 gradi Celsius invece si. Nonostante la cottura, il consumo di pesce contaminato da Anisakis causa, con sempre maggiore frequenza, reazioni allergiche anche gravi. Nella nostra esperienza, sono compresi casi di reazione allergiche anche di tipo anafilattico (ricovero in reparto ospedaliero od anche in un centro di rianimazione), anche per consumo di tonno in scatola. L'Anisakis può essere ritrovato nello stomaco umano durante una gastroscopia. A seconda della gravità dell'infestazione, può essere opportuna una adatta terapia medica. Le larve, possono essere rimosse chirurgicamente o durante l'esame endoscopico. I composti benzil-imidazolici (mebendazolo, albendazolo) possono uccidere le larve. |
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Il Prurito rappresenta il sintomo per antonomasia della allergia ("allergia" = reazione strana). In realtà, le cause di prurito possono essere moltissime. Esse comprendono problemi di varia natura, dalla più semplice alla più complessa. La pelle secca ("xerosi") può dare prurito, ma, oltre alle allergie ed alle intolleranze ad alimenti, cosmetici, profumi, detersivi, animali e vegetali, il prurito può essere originato da fenomeni infiammatori che hanno origine in organi ed apparati con meccanismi assai diversi. Così, può causare prurito un eccesso di globuli rossi come pure una infezione orinaria o una infiammazione intestinale, una cisti ovarica o una neoplasia, una infezione da virus ma anche una sregolazione del sistema colinergico oppure una intossicazione o una infestazione da parassiti. Per questi motivi, il Medico specialista in Allergologia non può restringere il proprio intervento alla esecuzione di test più o meno interessanti. Se vuole essere efficace, l'Allergologo deve coltivare e tenere presente tutta la medicina interna umana e tranquillizzare il paziente oppure, se è il caso, segnalare eventuali problemi emersi alla indagine, orientando il percorso diagnostico e terapeutico anche verso altre branche della scienza medica. I risultati sono spesso inattesi.
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E' importante che la raccolta
dei dati relativi alla manifestazione sia condotta da un Allergologo
competente, in modo che :
- L'epoca; - Il Luogo; - Le
caratteristiche cliniche; - La sequenza
dei fatti; - La
periodicità dei sintomi; attentamente registrati, siano
analizzati per essere correlati o meno al risultato dei test allergologici. Purtroppo, nonostante la
diffusione di protocolli nazionali ed internazionali messi a punto da tempo
dagli esperti per il corretto uso dei test diagnostici, è ancora molto
frequente osservare come i medici si limitino a prescrivere il cosiddetto
"RAST"(= radio allergo sorbent test), allo scopo di evidenziare una
"allergia". In realtà, il RAST o suoi test analoghi, non
fanno che individuare la presenza di IgE specifiche (dette
"reagine") per sostanze che, in assenza di un colloquio con un
Allergologo competente, non è detto siano la causa del problema lamentato dal
singolo paziente in esame. Inoltre, se richiesto "a tappeto",
spesso risulta essere lo stesso tecnico di laboratorio a scegliere gli
allergeni da ricercare. Questo accade non solo per il veleno degli insetti
imenotteri, per gli aero-allergeni quali il polline, il gatto, le muffe o
l'acaro, ma anche per gli alimenti o i farmaci o altri comuni allergeni per i
quali il meccanismo della eventuale reazione è con maggiore frequenza più
complesso di quello puramente reaginico. Basti ricordare che l'astemizolo, un
anti-istaminico non più in commercio, bloccava per mesi la reattività
reaginica mentre il paziente continuava a manifestare spesso tutti i suoi
disturbi. Un ulteriore esempio di come sia utile che l'Allergologo entri nel problema reale del paziente, e non che faccia finta di farlo, è rappresentato dal laringospasmo ricorrente (pseudo-croup), una patologia frequente, occasionalmente pericolosa nel bambino, caratterizzata da affanno (dispnea inspiratoria) e con test allergologici negativi in contrasto con una sintomatologia a volte drammatica. In questi casi, anziché ripetere inutilmente svariati tipi di test o somministrare ripetutamente farmaci da riservare al pronto soccorso, raccolta la storia del paziente, è spesso molto più utile prevenire l'insorgere della sintomatologia dispnoica con una terapia mio-rilassante, restituendo spesso la tranquillità ai pazienti ed ai loro parenti.
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I TEST CUTANEI I test cutanei si dividono in test a lettura immediata (PRICK test, da to prick = pungere) che consentono di ottenere il risultato in una ventina di minuti e test a lettura ritardata (PATCH = cerotto, toppa, oppure I.D. = intradermo-reazione) che consentono una corretta lettura della eventuale reazione della pelle. Il paziente deve averre la ...pazienza di tollerare, nel caso del patch test, la presenza dei supporti adesivi, eventualmente pruriginosi, per almeno 72-96 ore, dietro la schiena.
6 Materiale diagnostico per Patch test.
6 Supporto adesivo per Patch test.
In Allergologia, in ogni singolo paziente, si realizza un esperimento ponendo a contatto del sistema immunitario della persona in esame una serie di sostanze, potenzialmente allergeniche, scelte di volta in volta in base alla storia del paziente raccolta dall'Allergologo.
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Una moderna metodologia, molto utile in Allergologia, consiste nell'esame al microscopio delle cellule implicate nel meccanismo del disturbo allergico. Esse risultano testimoni importanti dei fatti patologici e il loro reperimento è importante non solo ai fini della diagnosi ma anche per la corretta cura del caso in esame.
5 Microscopio ottico trinoculare con contrasto di fase, adatto per la diagnostica allergologica. Si tratta di prelevare il campione citologico, disporlo su un vetrino da microscopia, asciugarlo, fissarlo per bloccarne i processi biochimici, colorarlo, osservarlo al microscopio trinoculare e fotografarlo. Il referto, con la documentazione microfotografica a colori, è stampato su carta. In ogni caso, con questa tecnica, dimostrando la prevalenza di cellule o micro-organismi di una precisa tipologia rispetto ad un'altra, è possibile perfezionare la diagnosi e, di consequenza, ottimizzare la cura del caso.
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La citologia (dal greco cutos =
cellula) è la scienza che studia le cellule. La Cellula è la unità
funzionale di ciacun organismo. Ogni fenomeno del nostro corpo è la
risultante di fatti microscopici ed ultra-microsopici, che interessano le
nostre
cellule. In
ogni cellula, racchiusa nella membrana citoplasmatica, si distingue il
nucleo, sede del DNA, dal citoplasma, sede degli apparati energetici
cellulari. Il DNA (=acido desossiribonucleico) è da intendere, non soltanto
come il depositario dei caratteri ereditari del singolo individuo, ma
soprattutto come il programma, il "software" che ci consente, ogni
giorno, di funzionare. Col tempo, le cellule acquisiscono informazioni che
prima non avevano e, purtroppo, accumulano errori che porteranno, col tempo,
alla loro fine. La mucosa nasale è accessibile dall'esterno e caratterizzata dalla presenza di un rivestimento costituito da unità funzionali microscopiche, le cellule, con un aspetto tipico. Le cellule ciliate sono distinguibili per le mobili ciglia presenti alla loro sommità, e le cellule mucipare, producenti appunto il muco. L'insieme di queste cellule ha la funzione di creare un flusso costante di fluido che si scarica nel faringe. Tale movimento è facilmente osservabile con una adeguata strumentazione microscopica e può oggi essere filmato e fotografato. Le fosse nasali, in comunicazione diretta con l'ambiente esterno, sono difese dai globuli bianchi che, se necessario, attraversano l'epitelio.
5 Cellule ciliate e mucipare dell'epitelio pseudo-stratificato della mucosa delle fosse nasali. E' indicata la stria ipercromica sopranucleare, segno di benessere cellulare, oggi ben nota grazie agli studi del Prof. Matteo Gelardi. Un caso esemplare per apprezzare la utilità della Citologia Allergologica è rappresentato dalle N.A.R.E.S. (cioè riniti croniche non allergiche con eosinofilia). I portatori di questa malattia sono spesso inutilmente operati anche più volte al naso, senza alcun vantaggio. Invece, la corretta indagine allergologica e citologica consente di evitare interventi e sofferenze inutili, orientando con sicurezza le cure. Grazie agli studi citologici sono state scoperte altre tre forme di Rinopatie Croniche Non Allergiche Cellulo-Mediate: N.A.R.NE. (a granulociti neutrofili), N.A.R.MA. (mastocitaria), N.A.R.E.S.MA. (eosinofilo-mastocitaria).
5 Granulociti eosinofili prelevati dalle fosse nasali di un paziente. Appare evidente la differenza fra il quadro citologico precedente e, per esempio, quello qui riportato subito dopo, segno di un fenomeno completamente diverso.
5 Citologia nasale: è presente qualche "ufficiale" (linfocita) fra moltissimi "soldati" (granulociti o PMN) appartenenti all' "esercito difensivo" umano (a cui può essere paragonato il sistema immunitario) e qualche microbo ancora superstite. In questo caso la soluzione del problema clinico (ostruzione del naso) si è ottenuta senza alcuna terapia con farmaci. Abbiamo semplicemente consentito al sistema immunitario il compito di fare il suo lavoro, cioè di eliminare i microbi responsabili dei sintomi.
Le rinopatie cellulo-mediate non allergiche (N.A.R.E.S,
N.A.R.NE., N.A.R.MA, e N.A.R.E.S.MA.) sono state individuate,
grazie agli studi di Matteo GELARDI, in base alla presenza di
specifiche popolazioni di cellule reclutate nella mucosa nasale
dal circolo ematico afferente.
La Mieloperossidasi.
Alla base di un quadro citologico di neutrofilia, quale
si può osservare con frequenza nel corso di un Esame Citologico
Nasale (ECN), esiste una rete di meccanismi biochimici e
reazioni a
feed-back assai
ricca. Infatti,
i precursori dei granulociti neutrofili che, allo stadio
maturo, sono detti polimorfonucleati (PMN), possono essere
incrementati da stimoli prodotti da altre cellule, ad esempio
granulociti eosinofili. I PMN
possono
essere reclutati attraverso segnali chemiotattici, come il
fattore chemiotattico per i neutrofili NCF-A o il leucotriene
LTB4 , di origine mastocitaria, per essere poi
attivati ed abilitati a generare metaboliti reattivi dell’O2
(ossidanti endogeni) in risposta a vari stimoli, incluse
alcune citochine. Si sono dimostrate in grado di attivare i PMN,
tra le altre, le
seguenti citochine:
IFN-g,
GM-CSF,
G-CSF, TNF,
IL-1,
IL-4, IL-6,
IL-8. L’attivazione
dei PMN genera anione superossido (O-). Esso, sotto
l’influenza della superossidodismutasi (SOD), viene convertito
in perossido di idrogeno (H2O2). La
formazione di ossidanti a livello respiratorio può essere
incrementata dalla reazione dell’O2 in presenza di
piccole quantità di Ferro libero, ione metallico catalizzatore.
La produzione di superossido, perossido di idrogeno e altri
derivati reattivi dell'ossigeno, che sono tutti tossici, è
bilanciata dai sistemi antiossidanti cellulari. Il sistema NADPH
gioca un ruolo importante sia nella riduzione dell'ossigeno che
nella detossicazione dei metaboliti. Se i neutrofili si attivano
durante la fagocitosi, essi manifestano un fenomeno molto
interessante denominato
respiratory burst (RB)(esplosione respiratoria)
. Questo fenomeno è preceduto da un breve
periodo di latenza della durata di 30-60 secondi, necessario ad
attivare il sistema NADPH-ossidasi, a riposo nei PMN quiescenti.
La RB consiste in una
serie di reazioni enzimatiche destinate a convertire l'ossigeno
in vari metaboliti necessari al killing microbico.
Durante la fagocitosi il consumo di glucosio attraverso
la via metabolica per shunt degli esoso-monofosfati, che
consente di rigenerare velocemente NADPH, aumenta fino al 3000
per cento del valore basale.
Numerose proteine ad attività perlopiù enzimatica microbicida o
proteasica sono state individuate nei neutrofili. La lista è
oggetto di frequente aggiornamento.
Contenute nei granuli azzurrofili (primari), con funzione
digestiva, sono state individuate: -idrolasi acide
-b-glicuronidasi
-a-mannosidasi
-arilsolfatasi
-5'-nucleotidasi
-proteasi acida (catepsina)
-proteasi neutre
-catepsina G
-mieloperossidasi
-proteine cationiche
-lisozima
-mucopolisaccaride acido
Contenute nei granuli specifici (secondari), con funzione
infiammatoria, sono state individuate:
-lattoferrina
-lisozima
-proteina legante la Vit B12
-gelatinasi
-fattore chemiotattico monocitario
-proteasi che scindono C3 e C5
-recettori per CR-3, C5a, legati alla membrana
-formilmetil-leucil-fenilalanina
-laminina
-componenti di NADPH legati alla membrana per il sistema
ossidativo
-citocromo b-558
Inoltre, le metodiche
cito-enzimatiche, come il test qui descritto per la MPO,
se ben utilizzate, superano in contenuto informativo le più
sofisticate (e costose) tecniche che abbinano ad esempio l'uso
di anticorpi monoclonali specifici alla immuno-fluorescenza, in
quanto, a differenza di queste ultime, quelle cito-enzimatiche
consentono di chiarire, in modo agile e convincente, non
soltanto se le proteine indagate sono presenti, ma anche
l'
aspetto funzionale
dell'attività enzimatica normalmente attesa.
Un ulteriore sviluppo
della Citologia Nasale con il test per MPO è facilmente
prevedibile, sia in campo rinologico, per una opportuna messa a
punto diagnostica in una importante tipologia di rinopatie
croniche, che per
l’area pneumologica nella quale
l' agevole individuazione dei fenotipi cellulari
coinvolti e la definizione del loro stato funzionale
possono fornire, in modo non invasivo e relativamente economico,
orientamento e prospettive utili
per la diagnosi precoce, il monitoraggio e la prognosi di
malattie sociali, prima fra tutte la BPCO.
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Molti pazienti con disturbi agli occhi, oltre alla visita del loro Oculista, richiedono un preciso studio da parte dell'Allergologo. Un buon Allergologo è in grado di chiarire, in tempi brevi, se i disturbi oculari di un paziente "etichettato" come "congiuntivite allergica" siano realmente correlabili a una specifica allergia oppure no. A questo scopo, è importante la specifica indagine di correlazione fra un quadro di indubbia congiuntivite e la sensibilizzazione ad un allergene da considerare innocente, indiziato oppure, a seconda dei casi, certamente responsabile dello specifico problema di quel paziente. La citologia allergologica è utile perchè, all'esame microscopico, la prevalenza di un tipo di cellule rispetto ad un altro orienta una corretta diagnosi e. di conseguenza, la cura migliore per quel paziente.
t Cellule normali dell'epitelio della congiuntiva palpebrale
t Due cellule dell'epitelio della congiuntiva palpebrale ed un fagocita Nella pratica della Citologia l'Allergologo valuta, grazie alla attenta osservazione delle cellule presenti e delle caratteristiche del caso in esame, i meccanismi biologici alla origine della patologia attiva nel singolo paziente. Risultati analoghi possono essere ottenuti, ma in modo molto più complesso, in poche e costose strutture sanitarie, attraverso il dosaggio delle sostanze originate nel sistema immunitario (citokine) e circolanti nel sangue del malato. Per questi motivi, in Allergologia l'esame citologico è ormai insostituibile. |
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Nel caso di una sospetta
allergia oppure di una intolleranza alimentare, le sostanze che possono
scatenare una allergia potranno essere testate crude o cotte, solide o
liquide ma, comunque, saranno sempre non-digerite. Questo fatto, apparentemente
banale, influenza i risultati delle prove allergologiche nel senso che esse
possono produrre due possibilità di errore: a. Il test è falsamente
negativo. In questo caso il paziente, assumendo un alimento sospetto, ha dei
disturbi ripetibili e correlabili al consumo di quell'alimento, pur
riscontrandosi la negatività per il test condotto con il medesimo cibo. b. Il test è falsamente
positivo. In altre parole, il paziente non avverte nè presenta alcun problema
dopo il consumo dell'alimento in questione che, d'altra parte, determina una
reazione, a volte vivace, ai test allergologici cutanei. Per questi motivi, è di
fondamentale importanza confermare i test alimentari con un programma
dietologico a scopo diagnostico. Cioè, occorre inviare un segnale, il più
chiaro possibile, a quell'organismo per chiedere in modo inequivocabile:
"Che succede se si modifica la qualità della alimentazione?" E' importante che, una volta
concordata la dieta ristretta (per qualità, ma non per quantità di alimenti)
il paziente collabori in modo preciso, ossia si attenga fedelmente a quanto
concordato per un periodo sufficiente indicato dall'allergologo. Un esempio di dieta diagnostica
qualitativamente ristretta, ma estesa il più possibile allo scopo di favorire
la collaborazione da parte del paziente, è il seguente: Esempio
di dieta diagnostica - antiallergica Per almeno due settimane occorre
consumare soltanto pasti preparati con i seguenti ingredienti: Colazione: Tè, Caffè, Riso
soffiato (anche in gallette), Ananas fresco, Mela cotta sbucciata, Zucchero,
Acqua. Pranzo: Riso, Crema di riso,
Patate, Sale, Olio di oliva, Carni tritate a scelta fra quelle indicate a
cena, Bietole, Cavolfiori,
Cavoletti di Bruxelles. Cena: Carne di Agnello,
Tacchino, Coniglio, Cavallo, Manzo, Vitellone, Carote, Patate, Lattuga, Olio
di oliva, Sale. N.B.: Le patate possono creare qualche problema specialmente ai soggetti con eccesso di gas intestinali. Non bisogna aggiungere altri ingredienti. |
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L'originario significato del termine "allergia" = "reazione strana" si va oggi perdendo in quanto la "stranezza" non può più essere tanto riferita ad una anomala reattività del soggetto umano quanto alla innaturale composizione di sostanze chimiche utilizzate dalla industria alimentare e da quella farmaceutica. Tanto più queste sostanze si allontanano dalla normale materia biologica mediamente tollerata dalla popolazione umana, tanto più probabile è che questa popolazione reagisca alla introduzione nei propri organismi di tali innaturali componenti. Per quanto riguarda la intolleranza o la allergia vera e propria ai farmaci, l'Allergologo deve raccogliere la storia delle reazioni manifestate dal paziente dopo la assunzione di farmaci, chiarire di quali farmaci si tratti e quindi procedere al test con un farmaco per volta, preso a piccole dosi successive durante un test di durata sufficiente, e scelto in base al suo basso rischio allergico ed alla indicazione richiesta. I farmaci che più spesso portano il paziente al pronto soccorso o/e dall'allergologo sono: anti-biotici beta-lattamici (penicilline e cefalosporine), anti-infiammatori non steroidei (naprossene, acetil-salicilato, ketoprofene), ipotensivi (ace-inibitori, calcio-antagonisti), sulfamidici, analgesici (noramidopirina).
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GO LOWER DOWN TO THE ENGLISH VERSION L’obiettivo che il Medico,
nelle sue prescrizioni, non deve mai perdere di vista, è quello di esaltare il
valore della Vita in generale e, in particolare, della qualità dell’esistenza
della Persona che gli ha chiesto con fiducia il suo aiuto professionale. Lo
stato di salute deve essere il valore di riferimento del metodo scelto per la
cura di una persona. La tabella di Karnofsky
(modificata), col suo facile punteggio da 0 a 100, valuta lo Stato di Salute.
Essa può rappresentare una guida efficace:
La cura delle allergie è una
strategia che coincide col concetto di de-sensibilizzazione. Si tratta di
ridurre la iper-sensibilità dimostrata dal paziente verso specifiche sostanze. Come ogni strategia,
termine preso in prestito dall'arte militare, anche in Allergologia la cura del
paziente deve essere una tecnica utile ad "individuare gli obiettivi, elaborare le linee di
azione e predisporre i mezzi per ottenere il miglior risultato con il minor
sacrificio". Pertanto, l'Allergologo deve
essere un benefico Stratega ed avvalersi di ogni mezzo scelto con la
intelligenza dello scopo. Le sue doti migliori da sviluppare, in collaborazione
e non in contrasto con il paziente, sono: la capacità di prevenire i problemi,
la attenzione nella analisi degli imprevisti e la velocità nel prendere la
decisione più utile di fronte agli eventi. Pare chiaro che questo non
corrisponde alla semplice prescrizione di "un anti-istaminico quando si sta
male". Tutti i pazienti, a qualunque
età, devono curarsi bene, nei limiti della Scienza Medica, affinché siano resi
più liberi dalla malattia. In tutto il mondo, attualmente
una strategia intelligente per la cura degli allergopatici si fonda su tre
mezzi: 1.
La PREVENZIONE. Spesso in contrasto con i
"mezzi di comunicazione di massa", consiste nel limitare al minimo
la esposizione ad allergeni, specialmente quelli ai quali il
paziente risulti sensibilizzato (allergeni spesso in causa sono i pollini, semi
di piante "anemofile", cioè che affidano al vento la propria riproduzione,
escrementi di acari, spore di muffe, glicoproteine del sebo di animali domestici
fra i quali il gatto si dimostra allergenicamente molto potente).
Anche componenti di additivi alimentari, detersivi, profumi,
particelle di
lattice di gomma, farmaci, rappresentano una frequente causa di sensibilizzazione e di
spinta del sistema immunitario a scivolare verso l'anomala reattività allergica,
a volte veramente pericolosa.
Sopra: alcuni classici esempi di piante anemofile, a sn due esempi di composite, a dx esemplari di graminacee. Sotto: a sn la parietaria può produrre spesso asma; al centro l'olivo (primavero-estivo) ha una stagionalità opposta al cipresso (invernale, a dx).
E' ormai facile da verificare
il benessere che avverte un soggetto allergico a pollini quando
si chiude in un ambiente nel quale l'aria sia trattata con
filtri anti-polline. Il polline, tra l'altro, raggiunge il
massimo della sua presenza nell'aria nelle ore notturne e
nelle prime del mattino, cioè proprio quando l'allergico è, per
forza di cose, chiuso da qualche parte, a letto. Ma, per
l'Allergologo è strano osservare quanta resistenza mentale sia -
a volte - necessario superare per convincere pazienti e parenti
di ammalati della utilità di questa tecnologia ormai benefica,
non solo per la protezione del paziente dalla malattia, ma anche
ai fini del risparmio di farmaci. Un altro esempio di come sia
più conveniente utilizzare una logica convincente basata sui fatti è
rappresentato dalla allergia agli acari domestici. Questi artropodi
microscopici, nutrendosi prevalentemente di forfora, vivono alla superficie dei
cuscini e di altri componenti dell'arredo domestico. Pertanto, è molto più
efficace predisporre un rivestimento che impedisca, da una parte, all'acaro di
nutrirsi e quindi di produrre allergene e, dall'altra, al paziente di
respirarlo. Ciò si attua, più che sostituendo il guanciale del letto,
ricoprendolo, sotto la normale federa, con una federa antiallergica
in microfibra, facilmente lavabile e poco costosa.
Se in un organismo esiste una funzione “debole” questa non deve essere messa “in soffitta”, al contrario, deve essere esercitata, e non poco. Meglio se il paziente diviene il protagonista della sua “riabilitazione”; ne sono un esempio i protocolli di trattamento dei soggetti che, dopo un infarto cardiaco, sono, dopo pochi giorni, sottoposti a una fisioterapia e ad un progressivo “cardio-fitness”. Nel campo
pneumologico, un soggetto asmatico può considerare di migliorare la propria
performance respiratoria sviluppandola nello sport, gradualmente. Anche l’uso
quotidiano di uno strumento a fiato nel quale produrre un continuo esercizio di
respirazione contro resistenza può essere molto utile. A questo scopo, il Saxofono è
uno strumento eccellente.
Rispetto alle
apparecchiature prettamente medicali, l’uso di questo strumento, nel quale la
resistenza è bilanciata dall’uso dei muscoli mascellari ed orali ed è consentita
dalla ancia presente nella imboccatura, consente di potenziare la motivazione
del paziente attraverso una attività artistica. Quello di
potenziare i risultati della cura incrementando il grado di adesione del
paziente ad essa, ossia aumentandone la motivazione, è un
approccio sempre più utilizzato nella Medicina moderna. In altre branche mediche
si osservano ottimi esempi della efficacia della motivazione del paziente,
ad esempio, nella Ippoterapia. A seconda dei
gusti e delle dimensioni del soggetto, possono essere utilizzati anche altri
strumenti a fiato della famiglia dei saxofoni (sopranino, soprano, contralto,
tenore) o di altre famiglie (oboe, fagotto). In campo
alimentare è fondamentale convincersi che una gran parte degli alimenti fonte di
problemi non sono indispensabili alla vita. Pertanto, un gran numero di
merendine, cioccolatini, "snack", a parte le ovvie considerazioni commerciali,
non rappresentano una alimentazione qualitativamente valida. Molto meglio la
vecchia "focaccia della nonna" fatta in casa a partire da semplici ingredienti e
da consumare subito, ancora calda. Un esempio di
come un approccio preventivo possa coincidere con il pieno successo terapeutico
ed incidere, tra l'altro, sul miglioramento delle condizioni
socio-economiche di un territorio rurale, è rappresentato dall'uso del latte di
asina nei soggetti allergici al latte di mucca. Il latte di asina è un rimedio
prezioso per i soggetti allergici ed è molto simile alla composizione del latte
di donna.
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Confronto fra vari latti e valore calorico (Polidori 1994, modificata)
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TIPO di LATTE |
RESIDUO SECCO% |
GRASSO% |
PROTEINE% |
LATTOSIO% |
CENERI% |
ENERGIA KJ/Kg |
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donna |
12.43 |
3.38 |
1.64 |
6.69 |
0.22 |
2855.6 |
|
asina |
9.61 |
1.21 |
1.74 |
6.23 |
0.43 |
1939.4 |
|
cavalla |
9.52 |
0.85 |
2.06 |
6.26 |
0.35 |
1877.8 |
|
mucca |
12.38 |
3.46 |
3.43 |
4.71 |
0.78 |
2983.0 |
|
capra |
13.23 |
4.62 |
3.41 |
4.47 |
0.73 |
3399.5 |
|
pecora |
19.52 |
7.54 |
6.17 |
4.89 |
0.92 |
5289.4 |
L'allevamento di asine da latte, tra l'altro, attraverso una
auspicabile produzione di latte anti-allergico, può essere di aiuto in
quelle aree di tradizione agricola dove lo sviluppo culturale e
socio-economico incontra difficoltà.
2. La
FARMACO-TERAPIA A CICLI RIPETIBILI AI PRIMI SINTOMI INIZIALI. Si
tratta di frenare le reazioni allergiche ad esposizione avvenuta prolungando
la assunzione dei farmaci antiallergici per un periodo sufficiente ad
ottenere un contributo non solo sulla attenuazione dei sintomi ma,
soprattutto, sulla de-sensibilizzazione del paziente. E' parte della strategia
antiallergica. La prescrizione di un buon Allergologo non si limita al solo
"anti-istaminico" ma è orientata a de-sensibilizzaere tutti gli organi esposti.
L'uso di un collirio anti-reattivo, ad esempio, è fondamentale, in
considerazione dell'estrema ricchezza in cellule immuno-competenti presenti
nella congiuntiva dell'occhio e, di consequenza, della estrema potenza di
quest'organo nella amplificazione della sensibilizzazione allergica a mezzo di
segnali (citokine).
Peraltro,
tutto l'arsenale,
farmaceutico e galenico, a disposizione del Medico deve essere attentamente
utilizzato a vantaggio del paziente. Non bisogna avere pregiudizi. Ad esempio,
è sorprendente osservare come, in casi particolari, ad esempio di
"prurito sine materia" un rimedio omeopatico sia risultato più efficace del più
potente steroide o fenotiazinico somministrato per via generale. La
difficoltà risiede nel selezionare con attenzione il candidato a questa
piuttosto che ad un'altra terapia. Ma deve accettarsi la sfida di capire.
In caso di Asma bronchiale, la
cura può utilmente essere integrata da farmaci specifici e monitorizzata con
la Spirometria.
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3Nella immagine, uno spirometro computerizzato. La spirometria è, oggi, un utile test per la diagnosi e il monitoraggio dell'asma. |
I farmaci anti-asmatici veicolati da erogatori spray predosati devono essere
utilizzati a due dita di distanza dalla bocca o mediante un apposito
distanziatore per evitare la dispersione del farmaco su strutture inutili
(lingua, palato, denti) a discapito dell'efficacia. Dopo la erogazione è bene
sciacquare la gola con acqua e poi sputarla via.
3. Il VACCINO ANTIALLERGICO. Vaccinare significa
somministrare progressivamente la stessa sostanza dalla quale il
paziente riceve la malattia. Un vaccino antiallergico può essere
somministrato in diversi modi:
1. Per
via iniettiva, rigorosamente sottocutanea.
2.
Per
via orale sublinguale, in gocce o compresse.
3. Per
via nasale, in polvere (non molto utilizzata).
Come
per tutti i vaccini (quello anti-influenzale, quello anti-epatite etc.) si
ottiene il pieno successo del trattamento in una percentuale che non riguarda
mai il 100% dei soggetti trattati. D'altra parte, quando il vaccino
anti-allergico funziona, rappresenta un grande vantaggio per il paziente.
Questa opportunità va sempre considerata con attenzione, specialmente nei
soggetti con particolare rischio di evoluzione della patologia allergica.
Rispetto alle altre modalità di somministrazione, quella iniettiva sottocutanea, oltre ad una somministrazione maggiormente intervallata (a cadenza mensile in regime di dosaggio a mantenimento), consente un maggiore controllo da parte dell'Allergologo, spesso necessario per i pazienti meno collaboranti o più distratti.
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GO LOWER DOWN TO THE ENGLISH VERSION. Per comunicare (ditemi se avete visitato il sito e se l'avete trovato utile) e per consulenze allergologiche on-line: La Consulenza On-Line è condotta via mail, a richiesta del paziente o del suo tutore. E' necessario disporre di una connessione internet e, possibilmente, di uno scanner per la copia e l'invio rapido di eventuali documenti utili (referti di test allergologici, referti di test di laboratorio, fotografie).
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